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"Monte Grappa tu sei la mia
Patria"
Il Monte Grappa domina con i suoi
1776 metri le province di Belluno, Treviso, Vicenza.
Oltre alle sue bellezze
paesaggistiche e naturali, la notorietà del massiccio delle Prealpi Venete è
legata soprattutto alla storia che lo ha visto protagonista di duri
combattimenti durante la Prima Guerra Mondiale.
Tutta
la zona del Grappa è un immenso “museo all’aperto”, con testimonianze che
rievocano gli avvenimenti bellici lì avvenuti.
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“Monte Grappa tu sei la mia Patria, sovra
a te il nostro sole risplende, a te mira chi spera ed attende… " sono i primi
versi di un famoso canto patriottico che si ispira all’eroicità dei soldati
Italiani nel difendere il massiccio dall’invasione nemica che minacciava
l’Italia.
Dopo
la disfatta di Caporetto e il ripiegamento dell’Esercito Italiano sul Piave fu
il Monte Grappa, dal novembre del 1917 fino alla fine della Grande Guerra, un
punto nevralgico di difesa delle linee italiane contro l’avanzata
austro-ungarica.
I
soldati Italiani del Grappa, con grandi sacrifici e grazie ad un sofisticato
sistema difensivo fatto di camminamenti, gallerie, trincee scavati nella
montagna contesero accanitamente in due battaglie difensive l’irruenta avanzata
nemica, riuscendo poi a stroncarne ogni velleità invasiva e travolgerlo con una
battaglia offensiva.
Il
nome del Monte Grappa è sacro all’Italia ed è monumento nazionale.
Per
ricordare il sacrificio delle migliaia di uomini che hanno eroicamente
combattuto sulle pendici del monte è stato costruito nel dopoguerra sulla cima
un’imponente complesso monumentale con un sacrario militare con oltre 23.000
spoglie di Caduti durante il conflitto.
Il
Cimitero Monumentale degli Italiani accoglie 12.615 caduti di cui 10.332 ignoti
e quello AustroUngarico 10.295 caduti di cui 10.000 ignoti.
Il
Sacrario sorge proprio sulla sommità del massiccio a quota 1776
metri.
L'intera costruzione si adagia, lineare e
imponente, sul costone di vetta di cui corregge l'aspro profilo
naturale.
Fu
costruito nel 1935, su progetto dell'architetto Giovanni Greppi e dello scultore
Giannino Castiglioni.
L’architettura, che s’ispira all’arte
fortificatoria militare, esalta il misticismo del luogo con le sue masse
geometriche ascendenti al cielo.
Il
corpo centrale del monumento, quello dove sono custoditi i resti di 12.615
caduti, di cui 10.332 ignoti, è costituito da cinque gironi concentrici,
degradanti a tronco di cono; ciascun girone è alto quattro metri e circoscritto
da un ripiano circolare largo dieci.
Le
spoglie dei 2283 Caduti identificati sono disposte in ordine alfabetico e
custodite in loculi coperti da lastre di bronzo dove sono incisi il nome e le
decorazioni al valor militare del Caduto. Quelle dei 10332 ignoti sono raccolte
in urne comuni più grandi che si alternano alle tombe singole.
I
cinque gironi sono collegati da un’ampia gradinata centrale a cinque rampe che
dalla base del monumento porta alla sommità dove sorge il sacello circolare
sormontato da una cupola metallica e da una grande croce di acciaio,
Santuario della Madonnina
del Grappa.
Nella
cappella, elevata a Santuario, è custodita la statua della Madonnina del Grappa
a cui è legata una storia di guerra che narra come essa venne mutilata da una
granata nemica nel gennaio 1918.
La
Sacra Effige venne benedetta nel 1901 dal Cardinale Sarto, poi Papa Pio X.
Particolarmente cara agli alpini e ai valligiani della zone è ora una meta di
devoto pellegrinaggio la prima domenica d’agosto.
Tra
il 4° e il 5° girone, in posizione centrale, alla sommità della monumentale
scalea che adduce al vertice del monumento, c’è la tomba del Maresciallo
d'Italia Gaetano Giardino, che prima di morire, nel 1935, aveva espresso il
desiderio di essere sepolto lassù tra i suoi soldati della 4°Armata, passata
alla storia col nome di "Armata del Grappa".
Dal
piazzale del tempietto della Madonnina del Grappa si snoda, come un bianco
tappeto in pietra squadrata del grappa, la Via Eroica che corre per 250
metri circa tra due file di cippi in pietra nei quali sono scolpiti i nomi delle
località legate ai più famosi fatti d’arme delle battaglie del
Grappa.
Al
termine della Via Eroica sorge un massiccio e solenne edificio costruito con
grossi blocchi di pietra, il Portale Roma, che nella parte superiore
riproduce la forma di un colossale sarcofago.
E’
stato progettato e costruito dall'architetto Alessandro Limongelli e offerto
dalla città di Roma come ingresso principale della preesistente sistemazione del
Sacrario. Nell’attuale collocazione l’edificio resta come monumento storico.
Sopra
il Portale Roma è stato ricavato l’osservatorio e vi si accede dal vasto
ripiano alle sue spalle, mediante scale interne. Dal terrazzo si ha modo di
osservare l’ampio panorama circostante in cui si possono individuare i punti di
maggiore interesse storico mediante l’ausilio di una planimetria in bronzo che
ne riporta le esatte indicazioni.
Il
Settore Austroungarico, a nord-est dal portale Roma, riunisce le Spoglie
di 10295 Caduti austro-ungarici rinvenute nelle zone circostanti.
La
sistemazione a loculi di 295 Caduti noti, su due ripiani sovrapposti, è analoga
a quella degli italiani con i sacelli di forma semicircolare posti su tre file
orizzontali che si trovano nella parte superiore della costruzione lungo pareti
anch'esse semicircolari e sovrapposte. I 10000 Caduti rimasti ignoti sono
raccolti in due urne ai lati della cappella centrale.
La
zona monumentale del Grappa comprende oltre al Sacrario: la Galleria Vittorio
Emanuele III , la Caserma Milano e la Casa “Armata del Grappa”.
La
Galleria Vittorio Emanuele III è un’opera di fortificazione militare
veramente grandiosa, realizzata in dieci mesi dal novembre 1917. Fu progettata
dal Col. Del genio Nicola Gavotti per potenziare la difesa del Massiccio del
Grappa. Ha uno sviluppo in galleria di circa cinque km. Consta di un braccio
principale di 1500m da cui si irradiano numerosi rami secondari verso le
postazioni dei pezzi d’artiglieria e delle mitragliatrici, gli osservatori e gli
sbocchi per sortite controffensive. La galleria, ricavata al di sotto della Cima
Grappa, è alta 3 metri e larga da 1,80 a 2,50. Fu necessario asportare circa
400000 mc di roccia impiegando 24 perforatrici meccaniche. Essa venne armata e
dotata di impianti tecnici e logistici tali da consentire ai reparti incavernati
(circa 15000 uomini con 72 cannoni e 70 mitragliatrici) la vita ed il
combattimento per lungo tempo. Gli approntamenti difensivi della galleria
concorsero efficacemente ad assicurarsi il possesso dell’importante massiccio
nel corso della seconda e terza battaglia del Grappa.
Accanto all’ingresso della galleria sorge
il cippo ricordo ai Caduti partigiani sul Grappa nel periodo 1943-1945.
La
Caserma Milano venne costruita durante la guerra per alloggiarvi il
personale addetto ai lavori stradali e di fortificazione.
Addossata alla parete rocciosa consentiva
agli occupanti di raggiungere direttamente la galleria Vittorio Emanuele per
mezzo di un cunicolo.
L’edificio è ora adibito a Museo Storico
ed espone cimeli rinvenuti nel campo di battaglia con documenti e fotografie
dell’epoca. In un edificio adiacente la Caserma Milano, vengono proiettati,
periodicamente o a richiesta, documentari cinematografici dell'epoca che
illustrano la Grande Guerra.
La Casa “Armata del Grappa” è
l’edificio che ospita il Rifugio Bassano.
Vicino all’Ossario si erge il Monumento
al Partigiano con una statua in bronzo, opera dello scultore Augusto
Murer.
Tutt’intorno al massiccio sono ancora
visibili resti delle trincee e croci e cippi ricordano i gesti eroici.
Per
raggiungere il Monte Grappa celebre è la “Strada Cadorna", tra le
maggiori opere militari della zona che da Romano d’Ezzellino, vicino Bassano del
Grappa, consente di raggiungere la vetta del Grappa.
Venne
fatta costruire nel 1916 dal Generale di cui porta il nome. Si rivelò di
eccezionale importanza strategica per l’organizzazione difensiva e logistica del
sistema di difesa dell’intero massiccio. La strada La lunghezza della strada è
di 30 km.
con
ampi tornanti.
La
strada Statale 141 da Romano d’Ezzellino è la via principale, con i suoi 30 km
tra ampi tornanti permette di raggiungere Cima Grappa
Ma
sempre la Statale 141 può essere raggiunta dal Bellunese, dalla statale 50 a
Seren del Grappa a 5km da Feltre. La strada è più tortuosa e stretta.
Tra le altre
alternative meno frequentate c’è la Strada Generale Giardino, vecchia strada
militare stretta e ripida che da Romano D'Ezzelino verso la provinciale 248 va a
Borso del Grappa.
Dalle
strade principali si diramano innumerevoli e mulattiere che portano a malghe o
zone storicamente importati della prima guerra mondiale.
Cenni storici:
LE TRE BATTAGLIE DEL
GRAPPA
L'avversa
conclusione della dodicesima battaglia dell'Isonzo, con la rottura del nostro
fronte a Caporetto ed il necessario ripiegamento dell'esercito italiano sul
Piave portarono, nel novembre 1917, il Monte Grappa in prima linea a sbarramento
del settore montano tra il Brenta e il Piave. Le
nostre truppe, dopo una drammatica ritirata, pervennero alla nuova linea logore
e stremate. Il disastro venne evitato grazie alla forza d'animo ed
all'esperienza del Comandante Supremo, Generale Luigi Cadorna, il quale, nella
circostanza, seppe coordinare il ripiegamento. E
malgrado la stanchezza e le gravi condizioni logistiche e tattiche, i nostri
soldati si prodigarono alacremente per costruire una nuova barriera difensiva
atta ad arrestare definitivamente il nemico che imbaldanzito dai recenti
successi, puntava alla totale distruzione dell'Esercito
Italiano. La conquista del Grappa, infatti,
avrebbe consentito agli austo-ungarici di dilagare nella sottostante pianura
veneta e colpire alle spalle il nostro schieramento sul Piave, dal Montello al
mare. Consci dell'importanza del loro compito -
"Monte Grappa tu sei la mia Patria" diceva la loro canzone -, i soldati del
Grappa, anche a costo dei più gravi sacrifici, nella prima e seconda battaglia
difensiva contesero accanitamente ogni palmo di terreno all'irruenza nemica,
sino a stroncarne ogni velleità offensiva e travolgerla per sempre con la terza
battaglia dell'ottobre 1918.
1-LA BATTAGLIA DI ARRESTO La prima battaglia difensiva - quella di arresto dell'avanzata
nemica - si svolse in due fasi: dal 14 al 26 novembre e dall'11 al 21 dicembre
1917. Preceduti da un attacco ch'era stato però
contenuto sull'Altopiano di Asiago, gli austro - ungarici, dopo una massiccia e
violenta preparazione di artiglieria, il 14 novembre attaccano in forze le
nostre nuove linee avanzate, tra Cismon e Piave; la lotta diventa sempre più
aspra e accanita ed il nemico fa ricorso a tutti i mezzi di distruzione in suo
possesso: dalle granate di grosso calibro, ai lancia fiamme, ai gas asfissianti.
Aggredisce da est e da ovest il massiccio del Grappa e ne sgretola le difese
avanzate a costo di gravissime perdite. Dal 16
novembre vengono via via coinvolti il M. Tomatico, il M. Roncone e il Prasolan;
poi, dal 20 novembre, le quote ed i costoni che convergono a raggiera su Cima
Grappa: Col Caprile, M. Pertica, M. Fontanasecca, Col della Beretta, M.
Salarolo, M. Spinoncia e M. Tomba. Località tutte di cui si leggerà poi il nome
inciso sulle steli che fiancheggiano la Via Eroica del Sacrario. Per più volte
il nemico viene respinto, ma ripete gli attacchi accanitamente, con forze sempre
maggiori. Il 26 novembre, con un violento
combattimento, la brigata "Aosta", reparti del 94° fanteria e del battaglione
alpino "Val Brenta" ricacciano da Col Beretta al divisione austro - ungarica
"Edelweiss" ed ha termine la prima fase della battaglia di arresto. Essa è stata
la più dura e la più importante perché venne sostenuta dai nostri soldati quando
non era stata ancora superata la terribile crisi della ritirata. Nonostante l'accanimento degli attacchi, condotti con netta
superiorità di forze, il nemico venne fermato dal disperato eroismo dei nostri
soldati. Sul Grappa, come sul Piave, il sodato italiano compì prodigi di valore,
superiori ad ogni aspettativa e riuscì a bloccare tutti i tenacissimi sforzi
austriaci per mettere fuori combattimento l'Italia. Fu solo dopo questa dura prova che, riacquistata la fiducia nelle
nostre reali capacità, le truppe Alleate affluite in Italia, il 5 dicembre
entrarono in linea da Monfenera a Nervesa con il XXXI C.A. francese ed il XIV
C.A. britannico. Riordinate le sue forze, l'11 dicembre il nemico riprende con
rinnovato vigore l'offensiva. Riappaiono ancora nel vivo della lotta Col della
Beretta, Col dell'Orso, M. Spinoncia, Col Caprile, M. Asolone. Nonostante la nostra strenua resistenza, il nemico riesce a
strapparci il Valderoa e l'Asolone, giungendo ad affacciarsi sulla piana di
Bassano. Ma gli ulteriori attacchi sono ovunque respinti ed il 21 dicembre il
nemico desiste da ogni ulteriore tentativo.
La
battaglia d'arresto è così vinta.
2-LA
BATTAGLIA DIFENSIVA Durante la stasi
invernale, la nostra organizzazione difensiva venne rafforzata con lavori in
roccia, trinceramenti, postazioni e reticolati, in previsione di altri e più
massicci attacchi. La nostra sistemazione sul Grappa era assai difficile
perché eravamo ormai ridotti alle ultime propaggini montane verso la pianura,
tanto che il Gen. Conrad definì la nostra condizione: "quella di un naufrago
aggrappato ad una tavola di salvataggio, per cui sarebbe bastato mozzargli le
dita per vederlo annegare". Ma doveva fare i conti con la tenacia e il valore
dei nostri soldati. Venne aperta nella viva roccia, al di sotto della cima
del massiccio, la famosa galleria Vittorio Emanuele III. L'opera - vero
capolavoro d'ingegneria militare - fu dotata di formidabili postazioni di
artiglieria in caverna e di sbocchi offensivi per i contrattacchi. Il piano
nemico prevedeva di sferrare con una armata - la 11a - l'attacco principale
dagli Altopiani e dal Grappa per giungere, attraverso la piana di Vicenza, alle
spalle delle nostre difese sul Piave che la 5 e 6 Armata austro - ungarica
avrebbero attaccato frontalmente. La grande battaglia, dall'Astico al mare,
che prese poi il nome di Battaglia del Solstizio, si accese nella notte del 15
giugno 1918. Fu improvvisa ma non inattesa dal nostro Comando Supremo che, avuto
sentore delle intenzioni del nemico, riuscì a far scatenare un potente tiro di
contropreparazione quasi contemporaneamente a quello di preparazione delle
artiglierie nemiche, riducendone sensibilmente gli effetti distruttivi. Sul
Grappa, nell'attacco che ne seguì, gli austriaci, protetti da una fitta nebbia,
riuscirono ad irrompere nelle nostre prime linee del IX C. A. e raggiungere Col
del Moins e Col Moschin, spingendo pattuglie fino al Ponte San Lorenzo. Anche
al centro, nel settore del VI C.A., il nemico attacca direttamente Cima Grappa
da più direzioni; a destra, nel settore del XVIII Corpo, dopo ripetuti attacchi
e contrattacchi, riesce ad affermarsi sulla linea Solarolo - Valderoa. Ma la
sua irruenza viene subito bloccata e nella giornata successiva, il 16 giugno, i
nostri irresistibili contrattacchi riescono a ricacciare il nemico da quasi
tutte le posizioni conquistate. Sul basamento della colonna romana collocata
a Ponte San Lorenzo, la nostra vittoriosa reazione è ricordata dall'epigrafe:
"Qui giunse il nemico e fu respinto per sempre il 15 giugno 1918". Il Comando
Supremo, nel citare all'ordine del giorno l'eroico comportamento dell'Armata del
Grappa, così dice nel bollettino di guerra del 18 giugno: "ciascun sodato,
difendendo il Grappa, sentì che ogni palmo del monte era sacro alla
Patria". Le 640 medaglie al valor militare concesse per quella battaglia, di
cui 486 a sodati, ne sono la luminosa dimostrazione. La vittoriosa conclusione
della battaglia difensiva ebbe un effetto determinante per l'esito della dura
guerra contro l'Impero austro - ungarico.
3-LA
BATTAGLIA OFFENSIVA Il compito affidato
all'Armata del Grappa era quello d'irrompere nel solco feltrino per facilitare
l'azione dei rottura delle Armate 8 e 10 dal Piave verso Vittorio
Veneto. All'alba del 24 ottobre 1918 venne accesa - questa volta per nostra
iniziativa - la terza battaglia del Grappa. La battaglia, preceduta dal violento
tiro di preparazione della nostra artiglieria, si sviluppa sull'Asolone, Cima
Pertica, Osteria del Forcelletto, Prassolan e Valderoa, dove d'impeto vennero
raggiunti importanti successi, nonostante la tenace difesa ed i ripetuti
contrattacchi mossi dal nemico il 27 e 28 ottobre, contro il Pertica ed il
Valderoa. Il 29 ottobre la 4 Armata, in concomitanza della grande battaglia
offensiva del Piave, balza in avanti in tutti i settori, irrompe come una
valanga sul nemico e ne travolge ogni residua resistenza. Alle ore 15 del 3
novembre (ora dell'armistizio) l'Armata raggiunge la linea Borgo in Val Sugana -
Fiera di Primiero in Val Cismon. La battaglia è vinta! L'Armata del Grappa ha
ben assolto il compito che la Patria aveva ad essa affidato.
Fonti tratte
dall’opuscolo Sacrario Militare Monte Grappa distribuito dal Ministero delle
Difesa |